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La belle époque napoletana - Matilde Serao e il suo femminismo antifemminista

by - 11:00

Qualche giorno fa grazie alla lettura della Domenica de Il sole 24 ore, mi sono imbattuta in un trafiletto che prendendo spunto dalla recente uscita per i tipi Laterza del libro di Francesco Barbagallo Napoli, Belle Époque (18€), ripercorreva le anime sociali, politiche e culturali della città partenopea negli ultimi decenni dell'800.
A distanza di tanti mesi ho, per questa ragione, ripreso in mano la mia tesi di laurea magistrale. Benché sia trascorso meno di anno, la cosa ha provocato in me una nostalgia e un affetto nei confronti di questa strana dissertazione, che ha consumato per un anno e mezzo tutte le mie energie, che non credevo di tornare a provare. Oggi, pertanto, ho deciso di condividere con voi, seppure in versione ridotta il suo contenuto. E cosa avrà mai a che fare con il testo di Francesco Barbagallo? 
Semplice, il fatto che essa è incentrata su una delle indiscusse protagoniste della vita culturale di Napoli per oltre un quarantennio, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento: Matilde Serao
Ma procediamo con ordine.

  • LA BELLE ÉPOQUE NAPOLETANA
All'indomani dell'unità nazionale la città di Napoli si ritrovò a perdere i suoi antichi e consolidati privilegi: da capitale del Regno Borbonico si ritrovò infatti ad essere una delle tante province del neonato regno d'Italia. Ciò che fu perduto sul piano politico-sociale tuttavia fu ancora per lungo tempo mantenuto sul piano culturale e artistico: in questa città, che già contava un milione e mezzo di abitanti, si annoveravano alcune delle esperienze culturali e soprattutto teatrali più importanti a livello europeo; spiccava la personalità critica più importante del nostro paese, Benedetto Croce; prolificavano esperienze editoriali e letterarie attorno a cenacoli composti da intellettuali come Giosuè Carducci e Gabriele D'Annunzio (giusto per ricordare i nomi più noti); ma soprattutto nasceva nel 1892 il più importante giornale del Sud Italia: Il Mattino fondato dai coniugi Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao.

Vittorio Corcos - In lettura sul mare.
Nonostante tutto però Napoli rimaneva una città dalle enormi contraddizioni: accanto a una nobiltà che aveva solo in parte perso i suoi antichi privilegi, conviveva infatti il "ventre" della città costituito dal suo popolino, uomini, donne, bambini, costretti a vivere in condizioni di povertà inusitata, non tutelati da uno Stato ancora in fasce, tenuti nascosti ai grandi visitatori europei che animavano la vita di cui sopra, grazie a vere e proprie divisioni architettoniche (risale a quegli anni la costruzione di Corso Umberto I, detto anche Rettifilo, che creava la passeggiata ideale per le classi privilegiate, ma nascondeva dietro i suoi vicoli un'umanità sommersa).
Nel 1886 scoppiò addirittura un'epidemia di colera che mise in ginocchio le popolazioni più povere e costrinse il governo ad un deciso intervento. Inoltre già in questi anni esplodeva il fenomeno camorristico volto a stabilire un controllo sul territorio che il regno italiano non era in grado di garantire. Una vera e propria capitale dunque, che anche dal punto di vista delle contraddizioni nulla aveva da invidiare alle grandi metropoli europee. 

Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio
  • MATILDE SERAO
Come avevamo già accennato pertanto, Matilde Serao si inserisce pienamente nel clima di grande fermento culturale napoletano, anzi, ne diventa ben presto protagonista imprenscindibile. La coppia Scarfoglio-Serao proveniva già da un'esperienza giornalistica nella capitale, ma è nel capoluogo partenopeo che essi riescono ad aver fortuna grazie a Il Mattino, rendendolo ben presto il giornale più venduto e conosciuto dell'intero Sud Italia. Edoardo Scarfoglio possedeva una personalità molto complessa e dannunziana: attirato dal mito del superomismo, da una forte febbre bellica e coloniale, era sempre pronto a lanciare invettive e stralci polemici dalle pagine del proprio giornale, contro tutto e tutti. Il sodalizio, anche sentimentale, della Serao con il marito fu dunque spesso tormento.
La Serao possedeva un animo vulcanico e straordinariamente inventivo: in grado di cimentarsi con ogni tipo di scrittura giornalistica, era particolarmente nota per le sue riuscitissime rubriche mondane, che raccontavano ai napoletani il bel mondo italiano, e per le sue inchieste di denuncia, come il famosissimo Il ventre di Napoli; in grado di cimentarsi con ogni tipo di scrittura, dalla novella, al romanzo, al saggio, passò quasi senza soluzione di continuità dal verismo (Il romanzo della fanciulla, La virtù di Checchina) alla narrazione psicologica-mondana (La ballerina, Suor Giovanna della Croce) fino al vero e proprio feuilleton (Addio, amore!), divenendo una vera e propria scrittrice di best seller dell'epoca. Per quanto non particolarmente apprezzata da certa parte della critica, la nostra scrittrice sapeva di inserirsi all'interno di un filone, quello delle scritture al femminile, che nell'Italia umbertina andava assumendo un peso sempre crescente. Sapeva di essere una donna in grado di precorrere, con la propria penna, i tempi, e di ciò era particolarmente fiera, come afferma in una delle sue lettere:
Scrivo dappertutto e di tutto con una audacia unica, conquisto il mio posto a furia di urti, di gomitate, col fitto e ardente desiderio di arrivare, senza aver nessuno che mi aiuti o quasi nessuno. Ma tu sai che io non dò ascolto alle debolezze del mio sesso e tiro avanti per la via come fossi un giovanotto.
Consapevole delle proprie potenzialità, una volta separatasi dal marito fondò un quotidiano tutto suo, Il Giorno, che diresse instancabilmente e in piena competizione con Il Mattino, fino alla sua morte, avvenuta nel 1927. L'anno precedente era stata inoltre candidata al Nobel, vinto però da Grazia Deledda (e alcuni affermano che ciò avvenne a causa della mancanza di disponibilità della Serao nei confronti del governo fascista). A' Signora però, come veniva affettuosamente chiamata a Napoli lasciò in ogni caso il proprio segno indelebile sulla cultura partenopea. 

La Serao negli ultimi anni di vita.
Il quadro è già sufficientemente affascinante in tal maniera, ma quello che lo rende ancora più affascinante, e che è stato oggetto del mio studio, è la particolare predisposizione che questa donna così intraprendente e avanti per i suoi tempi, ebbe nei confronti della questione femminile ed emancipazionista, scoppiata proprio in quegli anni in Italia. Matilde Serao, e con lei molte altre donne del panorama culturale e intellettuale italiano, era di un conservatorismo esasperato. Era contro il divorzio, contro il diritto di voto alle donne, contro le suffragette (verso le quali lanciava stralci polemici alle volte particolarmente pesanti, evocando sempre lo spettro della "zitellona"), contro qualsiasi minima acquisizione di diritti civili femminili. Ciò è dimostrato dai suoi numerosi articoli giornalistici, ma non lo è altrettanto nei suoi romanzi e nelle sue novelle, dove l'attenzione è sempre incentrata su personaggi femminili le cui sofferenze sono principalmente causate dagli uomini e dalla società patriarcale nella quale esse non trovano posto secondo i dettami imposti: abbiamo così ballerine che finiscono per prostituirsi in assenza di un uomo che le sposi, ex suore sfrattate dallo Stato dai propri conventi costrette a vivere in condizioni di miseria e inedia, mogli tradite, lavoratrici sfruttate, e chi più ne ha più ne metta. 

È come se nella vita della Serao esistesse una sorta di sdoppiamento schizofrenico, che la portava a distinguere la sua immagine pubblica rappresentata dagli scritti giornalistici, da un'immagine più privata e intima giustificata dal mezzo della creazione letteraria. Ecco perché la sua strana posizione è stata definita di femminismo antifemminista o anche femminismo antiemancipazionista. Ovviamente non si conoscono le reali ragioni di ciò, ma è facilmente ipotizzabile che la nostra scrittrice insieme a molte altre della sua epoca, sentisse di dover in qualche modo trincerarsi dietro posizioni conservatrici, possibilmente non del tutto condivise, per giustificare e mantenere la propria acquisizione di un ruolo (quello intellettuale) fino ad allora tipicamente maschile. Solo la tragica esperienza della Prima Guerra Mondiale riuscirà a far guadagnare alle donne del nostro paese una libertà, anche culturale, più ampia (basti pensare al caso di Sibilla Aleramo), salvo poi esser interrotta dall'esperienza fascista. 

Quella della Serao e quelle delle sue colleghe sono esperienze, anche intellettuali e culturali, molto interessanti, che dovrebbero essere oggi maggiormente valorizzate e studiate dalla critica del nostro paese, cercando di indagarne le ragioni più profonde. Non sorprende che la maggior parte degli studi dedicati alla letteratura al femminile italiana provengano dai paesi anglosassoni o addirittura da oltreoceano. 

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14 commenti

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Bellissimo resoconto Roberta su un personaggio così contraddittorio come la Serao e bel panorama storico ricostruito dettagliatamente. Qualche giorno fa ho preso in e-book un romanzo della scrittrice, vedrò come sarà...Comunque le tue informazioni sono state utilissime.

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  3. Mi hai incuriosita molto trattando un argomento e approfondendo una figura di cui ammetto di conoscere molto poco, per non dire nulla. Questi scorci su aspetti poco noti della storia e della cultura del nostro Paese sono dei tesori cui attingo con piacere, nel tentativo di colmare le mie lacune. Grazie!

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  4. Grazie ragazze :) le tesi di laurea so' pezzi 'e core!! Ahaha
    Gli scritti della Serao non sono proprio attualissimi, anche perché a mio parere soffrono un po' troppo di un paternalismo deamicisiano, ma sono davvero degli interessantissimi strumenti di indagine letteraria e soprattutto culturale (parola di chi li ha letti quasi tutti! E saranno almeno una cinquantina)

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  5. Da tempo ho questo libro della Serao, il Ventre di Napoli, ma non l'ho mai voluto affrontare. Adesso mi hai fatto venire una sana curiosità, soprattutto dopo aver letto questo tuo interessantissimo post!

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    1. Grazie Paola :) Il ventre di Napoli è certamente il suo libro più famoso e ad effetto, pubblicato proprio all'indomani dell' epidemia di colera che colpì la città.

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  6. Che bell'articolo, complimenti! :) un paio di anni fa ho avuto la possibilità di studiare proprio questa parte così interessante e purtroppo "nascosta" della nostra letteratura, e mi si è aperto un mondo, e da donna non riesco a comprendere come sia possibile che queste autrici vengano trattate solo in piccoli ambiti universitari; quella che mi aveva colpito di più, tra queste scrittrici, era Alba de Cèspedes. Però la questione su cui mi sono arrovellata, come hai spiegato tu, era la contraddizione che viveva in molte di queste donne: loro, che erano lavoratrici, professioniste, indipendenti, spesso con una visione del mondo più vasta di quella che potevano avere gli altri... che poi non davano il minimo cenno di appoggiare un'apertura per le donne alle possibilità che meritavano. Per noi, comprendere questa situazione richiede non poco sforzo

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    1. Grazie mille Julia! :) Temevo di aver scritto un articolo troppo "specialistico" e barboso, e invece questi feedback positivi mi stanno davvero gratificando! Conosco Alba De Cespedes perché è in qualche maniera anche lei entrata a far parte del mio studio. Inoltre l'intero dipartimento presso cui ho fatto la tesi era in qualche maniera concentrato sul settore delle scritture al femminile, pertanto le informazioni e le conoscenze viaggiavano tra una tesista e l'altra. Queste sono le cose che mi fanno mancare il mondo accademico e mi ricordano quanto bella e feconda possa essere l'attività di ricerca ^^

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  7. Che Dio ti benedica. Si parla sempre poco della Serao.

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    1. Addirittura! :D Grazie Massimiliano! Sono contenta che conosci la Serao, non è cosa da tutti.

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  8. Ciao, molto bello il tuo articolo: la Serao è un'autrice poco conosciuta ed è stato per questo molto interessante saperne qualcosa di più. Anch'io nel mio blog ho parlato di alcune donne scrittrici (Sulpicia, Veronica Franco e Diodata Saluzzo), questo è il link, se ti va di darci un'occhiata: http://langolodiariel.blogspot.it/

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  9. Che meraviglia :) conosco le autrici che hai menzionato perché ne ho discusso in maniera ampia e trasversale nella mia tesi di laurea. Passo immediatamente a dare un'occhiata!

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