martedì 17 gennaio 2017

Graphic novels #9 L'approdo di Shaun Tan





Siamo la società delle immagini, questo è assodato. La sovraesposizione di immagini a cui siamo sottoposti è tanto ampia quanto fugace: esse si limitano ai pochi secondi di un "like" su Facebook o su Instagram, di una fotografia su un giornale, di un video alla televisione. Quelle immagini sono lì per catturare la nostra attenzione, ma il giorno dopo saranno già dimenticate. Probabilmente per questa ragione non deve stupire il fatto che un mondo come quello dei fumetti o delle graphic novel, che di immagini vive, abbia stentato tanto ad affermarsi nell' estetica "di valore" collettiva, soprattutto in Italia. 
Eppure se volessimo una dimostrazione del fatto che un'immagine, da sola, può comunicare tanto e meglio delle parole che affastellano i nostri libri, può permanere nella nostra mente con un potere immaginifico stabile e permanente, basterebbe superare un attimo i propri pregiudizi, e recarsi in libreria o in fumetteria. Gli esempi sarebbero tanti e di profondissima qualità. Uno di questi è proprio il libro di cui voglio parlarvi oggi: L'approdo di Shaun Tan.






L'approdo

di Shaun Tan

Tunué


Collana: Mirari
Prezzo: 24,90€
Data di pubblicazione: ottobre 2016







L'autore, Shaun Tan, è un famosissimo illustratore australiano di origine malese, che nel 2011 ha anche vinto il Premio Oscar per il migliore corto animato con la sua opera The Lost Thing. Eppure questi nomi potrebbero non dirvi niente, il che è un vero peccato. L'approdo uscì per la prima volta nel 2008, attirando fortemente l'attenzione della critica internazionale e vincendo il premio del festival d'Angoulême come miglior libro. E anche questo potrebbe non dirvi niente. Ma per fortuna un modo per rimediare c'è, e l'ha offerto la casa editrice Tunué portando in Italia il suo capolavoro.

lunedì 9 gennaio 2017

Oltre le pagine #10 Guerra e Pace, miniserie BBC




Così come nell'orologio il risultato d'un complesso movimento di innumerevoli rotelle e carrucole diverse è soltanto il lento e misurato movimento delle lancette che indicano il tempo, allo stesso modo anche il risultato di tutti i complessi movimenti umani di quei centosessantamila russi e francesi - di tutte le passioni, i desideri, i pentimenti, le umiliazioni, le sofferenze, e degli slanci di questi uomini, del loro orgoglio, della loro paura, del loro entusiasmo - fu soltanto la sconfitta subita ad Austerlitz, nella cosiddetta battaglia dei tre imperatori, ovverosia un lento spostamento della lancetta della storia del mondo sul quadrante della storia dell'umanità. 

Chiunque cercasse nelle proprie letture un'universalità così vasta da varcare il tempo, lo spazio, le società e le geografie, non potrebbe che trovare la propria dimensione all'interno di uno dei più mastodontici (in termini di mole, scrittura, stile e mente) libri di tutti i tempi: Guerra e pace di Lev Tolstoj. Sussurrare, ancora oggi, qualcosa di sé alla natura umana attraverso una narrazione che ci racconta di nobili famiglie russe, e attraverso la storia delle campagne napoleoniche, è una possibilità riservata soltanto ad uno scrittore larger than life come Tolstoj. E confrontarsi con esso è un'impresa altrettanto mastodontica. Il cinema, la televisione e il teatro l'hanno tentata in maniera pressoché ininterrotta sin dagli anni '50 dello scorso secolo: ultima in ordine di tempo, appena nel 2016, è giunta la miniserie tv della storica casa di produzione britannica BBC
Articolata in 10 puntate, di 60 minuti ciascuna, ovviamente la serie va incontro ad un'inevitabile semplificazione e snellimento del libro, cosa che però non ne fa perdere la qualità di fondo. La casa di produzione britannica è ben nota per le sue trasposizioni televisive di grandi classici della letteratura (si pensi a Dickens, soprattutto), e la delicatezza, nonché il rispetto con cui vengono trattati i libri è particolarmente evidente.

Il cast al completo. In secondo piano a sinistra, in piedi: Tom Burke è Fedor Dolokov, Rebecca
Front è Anna Mikaylovna, Stephen Rea è il Principe Kuragin. Seduti: Callum Turner è Anataloe 
Kuragin, Tuppence Middleton è Helena Bezuchova

Al centro: Paul Dano è il Conte Bezuchov, Lily James è Natasha Rostov
James Norton è il Principe Andreji Bolkonskji
In secondo piano a destra, in piedi:Aisling Loftus è Sonjia Rostova, Jack Lowden è 
Nikolaji Rostov. Seduti: Jessie Buckley è
 Marjia Bolkonskjia, Jim Broadbent è Nikolaji Bolkonskij.

sabato 24 dicembre 2016

Speciale Natale - 10 giorni, 10 consigli: #10 I migliori del 2016




Dunque eccoci qui. Tutte le cose belle prima o poi hanno fine, e così anche il nostro Speciale Natale. Oltre ogni previsione mi sono divertita davvero moltissimo, ho scoperto io stessa moltissimi nuovi libri, e soprattutto ho adorato ogni singolo commento o riscontro ricevuto da parte vostra! Davvero, grazie mille.
L'ultimo nostro appuntamento sarà dedicato al meglio del 2016. Attenzione, non però il meglio del 2016 in toto, quanto piuttosto il meglio del mio 2016
Come noterete infatti sono stati 12 mesi abbastanza scarni dal punto di vista delle letture d'annata. Al contrario posso dire che questo, per me è stato l'anno dei classici e degli intramontabili: ho iniziato con Shakespeare per la maratona shakespeariana promossa dal blog di Maria Di Biase, Scratchbook; ho continuato con Dostoevskij (di cui ho letto Le notti bianche e I fratelli Karamozov), e poi con I racconti di Tomasi di Lampedusa, con Henry James, Franz Kafka, Edith Wharton, Mark Twain, William Faulkner, Philip Roth, Stephen King, Richard Yates, alcuni racconti inediti di J.D. Salinger, e infine, come ideale coronamento, Guerra e Pace di Tolstoj.

A elencarli così mi commuovo un po': fanno sembrare il mio 2016 decisamente migliore di quanto non mi venga da pensare in questo momento. Soprattutto perché non solo ho letto queste meraviglie, ma ho in generale letto tantissimo: 56 libri per un totale di 19910 pagine (dice Goodreads, eh, non sono così pazza da contare le pagine lette). Ho scoperto tantissime cose nuove e meravigliose; ma ho avuto anche qualche atroce delusione: anche questo è il bello di leggere.

venerdì 23 dicembre 2016

Speciale Natale - 10 giorni, 10 consigli: #9 Noir e Distopici




Ultima puntata prima del best of 2016 di domani, non potevamo certo farci mancare sotto l'albero un bel libro che ci ricordi come in realtà il mondo sia un posto orribile e a tinte fosche, e che auguri un buon 2017 all'insegna di un'ansia incontrollata per il futuro, no?!
All'inizio, come forse avrete notato, avevo pensato di dedicare questa penultima casellina del nostro percorso al mondo dei thriller e dei distopici. Poi mi sono vista costretta a fare marcia indietro e a preferire la narrazioni dalle atmosfere noir. Perché? Semplicemente perché trovare un buon thriller che non sia altamente mainstream, e già sulla bocca di tutti, è praticamente impossibile. Dal momento che preferisco non darvi gli stessi consigli che già vi hanno dato tutti gli altri (siamo al 23 dicembre, sic!) mi sono rivolta all'universo più variegato, e sicuramente anche meno definito dei noir. 
Cominciamo! Oggi abbiamo delle vere e proprie perle.


Il richiamo del corno
di Sarban
Adelphi, 18€

Iniziamo subito con un bel distopico, che non guasta mai. Vi avevo già parlato, qui, di questo libro, che è un vero e proprio piccolo classico della letteratura distopica inglese: protagonista è un ufficiale della marina britannica durante la seconda guerra mondiale, Alan Querdilion, il quale, dopo un misterioso incidente dai tratti sovrannaturali, si risveglia in un ospedale sconosciuto e scopre un'atroce verità: sono passati 102 anni, i nazisti hanno vinto la guerra e regnano incontrastati su un mondo diviso tra razze superiori e razze inferiori. 
Quella di Sarban (nome d'arte per John William Wall, un diplomatico inglese) è una narrazione dalle atmosfere allucinate e indeterminate in tutto è ricondotto sotto la metafora di una caccia sempre fine a se stessa. Decisamente conturbante.

giovedì 22 dicembre 2016

Speciale Natale - 10 giorni, 10 consigli: #8 Sì, viaggiare - Letteratura in giro per il mondo






Ottavo appuntamento del nostro Speciale Natale (dai! dai! dai! Per dirla alla René Ferretti), ladies and gentleman. E finalmente arriviamo all'appuntamento che non vedevo l'ora di scrivere: Sì, viaggiare - Letteratura in giro per il mondo. Avete presente la stranota frase di Umberto Eco, la quale dice che «chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni»? Bene. La stesso principio non è soltanto alla base di un criterio storico, ma anche spaziale: chi non legge probabilmente, almeno con il cervello, non andrà mai al di là del proprio orticello; chi legge conoscerà un intero universo. 
Ci sono persone che hanno fatto del viaggio e della scoperta una propria ragione di vita, un motivo di ispirazione. C'è chi semplicemente sogna un giorno di poterli rendere tali. E chi infine si accontenta di vivere per interposta persona queste avventure, attraverso i libri. A tutti loro è dedicata la puntata di oggi! Iniziamo.


Fiabe islandesi 
Iperborea, 16€


La Iperborea è una casa editrice specializzata nelle letterature del Nord Europa, la cui cura artigianale nei confronti delle proprie pubblicazioni si evince già dalla materialità dei libri: copertine sempre splendidamente evocative, il tipico formato stretto e lungo, una carta che fa sentire sotto i polpastrelli tutta la sua ruvidità. A parte tutto ciò la Iperborea ha avuto il grandissimo merito di far conoscere, per prima, ai lettori italiani, realtà editoriali e letterarie altrimenti completamente sconosciute. È questa una delle circostanze: quella della fiabe. Sì, perché nel loro catalogo troverete raccolte di fiabe danesi, lapponi, e infine islandesi. Terre di miti e leggende, caratterizzate spesso da un orizzonte culturale come quello norreno, molto diverso dal nostro. Ma a ben guardare con grandi punti di contatto: gli archetipi favolistici sono spesso i medesimi, mentre gli esiti delle narrazioni cambiano. Quale modo migliore per conoscere una terra se non attraverso le sue tradizioni popolari e secolari?

mercoledì 21 dicembre 2016

Speciale Natale - 10 giorni, 10 consigli: #7 Anglofonia portami via - Letteratura americana





Seconda tranche del nostro mini-speciale all'interno del maxi speciale, dedicato alla letteratura in lingua inglese. Oggi parliamo di letteratura americana: una delle maggiori e migliori scoperte che mi siano capitate negli ultimi cinque anni. Uno degli orizzonti più vasti, in fatto di letteratura, al punto che quasi impossibile fornirne delle coordinate critiche o anche semplicemente geografiche. Si parla spesso di orizzonte letterario americano, ma fatto sta che io non ho ancora capito come circoscriverlo. Né d'altronde i libri che vi consiglierò oggi potrebbero bastare. Ma sicuramente sono un ottimo punto di partenza.


Canti del Mid-America
di Sherwood Anderson
Corrimano Edizioni, 10€

Quello di Sherwood Anderson è un nome probabilmente sconosciuto ai più. Certamente non lo è quanto quello dei suoi ideali "allievi" come Fitzgerald, Hemingway, Steinbeck o Salinger. Il che è ovviamente una perdita gigantesca per i lettori. Una splendida occasione per avvicinarsi all'autore dunque potrebbe essere l'andare a recuperare la bella edizione che la Corrimano Edizioni ha fatto della sua unica opera poetica, Canti del Mid-Americaun’opera poetica con cui l’autore setaccia il cuore dell’America, e che rappresenta un anticamera per quella che sarà la sua raccolta di racconti più conosciuta e dai più considerato il suo capolavoro, WinesburghOhio. Due piccioni con una fava, per altro, perché in questa maniera avrete l'occasione di donarvi anche un po' di poesia, sempre così carente sui nostri scaffali.

martedì 20 dicembre 2016

Speciale Natale - 10 giorni, 10 consigli: #6 Anglofonia portami via - Letteratura inglese




Giornate atrocemente convulse si affacciano all'orizzonte da qui al 25 dicembre (io non ho ancora comprato manco uno straccio di regalo, e mi vengono i brividi all'idea di affrontare le bolge infernali dei negozi!): dunque quale momento migliore per acquistare un po' di self control inglese?
Scherzi a parte, le due puntate di questi giorni, dal titolo anglofonia portami via, dedicate alla letteratura inglese e a quella americana, mi sono sembrate davvero d'obbligo. Sono difatti convinta che la letteratura in lingua inglese (quindi non necessariamente di chi è britannico o americano) racchiuda al suo interno un universo sconfinato di possibilità, proprio per la natura assolutamente eterogenea di chi le realizza. Questo medium linguistico abbraccia realtà e identità infinte, che nessun lettore come si deve dovrebbe lasciarsi sfuggire.
Iniziamo.


Sul far del giorno
di Wole Soyinka
La nave di Teseo, 24€


Ecco dunque un primo, splendido, esempio di letteratura in lingua inglese, ma non britannica: Sul far del giorno, recentissima novità del catalogo de La nave di Teseo, del premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka.
Un memoir che finisce per diventare anche un percorso storico sulla terra di appartenenza dell'autore, la Nigeria: dai tempi coloniali all'indipendenza, dalla guerra civile alla dittatura, che lo costrinse prima in carcere e poi, definitivamente, in esilio con una taglia internazionale sulla testa. Soyinka possiede una penna ammaliante, che mescola, con una naturalezza forse per noi inconsueta, le immagini delle millenarie tradizioni della sua terra a quelle della cultura e della letteratura occidentale. Apre davvero un altro mondo questo libro, e lo consiglio a chi decide di non fermarsi semplicemente sulla soglia del proprio conosciuto, anche letterario.