giovedì 4 agosto 2016

10 letture per la vostra estate




Fuori tempo massimo, mentre voi starete già decollando verso splendide vacanze, mentre le città si preparano ad uno scenario da deserto post apocalittico e le spiagge si riempiono in ogni singolo centimetro, eccomi che risorgo dall'oltretomba, in cui mi sono rinchiusa a causa di un piccolo ma seccante malessere, per proporvi finalmente le mie dieci letture estive.

Sforzandomi di essere per una volta equilibrata tra scrittori italiani e scrittori stranieri, ho anche cercato di spaziare tra grandi classici, classici contemporanei, non-classici (che non è un insulto), gialli, storie d'amore e d'avventura, storie surreali ma in definitiva tutte belle storie
L'unico criterio che mi sono imposta è quella dell'ambientazione: un po' esotica ai confini del mondo, un po' dietro l'angolo ma immancabilmente luminosa e limpida come ogni estate che si rispetti
Ma bando alle ciance, diamo un'occhiata!


Furore di John Steinbeck (Bompiani, 14€)


Ok, forse non iniziamo con una tipica lettura estiva, se non altro per la mole (633 pagine). Ma per chi ama la letteratura americana e la storia del Novecento si tratta un libro imprenscindibile. Pubblicato nel 1939 e per lungo tempo osteggiato dalla censura statunitense, Furore è la storia quanto mai attualissima della famiglia Joad, una famiglia di coltivatori dell'Oklahoma, che, a seguito della grande depressione del '29 e dei rivolgimenti economici che ne seguirono, ormai ridotta allo stremo è costretta ad abbandonare la propria fattoria per un vero e proprio viaggio della speranza lungo la famigerata Route 66, fino in California, alla ricerca di lavoro, dignità e futuro. 
Un viaggio nella più profonda natura umana, lungo l'accecante e immenso deserto americano. Uno dei libri più belli che abbia mai letto in vita mia.


L'amore ai tempi di colera di Gabriel Garcia Marquez (Mondadori, 14€)


Nessuna estate è completa senza una storia d'amore. E nessuno è in grado di raccontare storie d'amore tanto strampalate quanto Gabriel Garcia Marquez. È possibile attendere la donna della propria vita per ben 51 anni, 9 mesi e 4 giorni? Ne è stato capace Fiorentino Ariza per Fermina Daza: un'intera vita in attesa, intervallata da una sfilza infinita di incontri sessuali più o meno importanti, ma soprattutto dalle atmosfere quantomai uniche ed esotiche del Mar dei Caraibi lungo mezzo secolo della nostra Storia più recente.
Marquez è sempre una garanzia.




La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini (Rizzoli, 11€)

Torniamo ai nostri autori e alle nostre terre. Il libro certamente più famoso e importante di una delle migliori scrittrici italiane: Dacia Maraini. 
Siamo a Palermo, sul finire del XVIII secolo, Marianna è una giovane ragazza appartenente alla dispotica nobiltà locale che ad un certo punto della sua giovane vita decide di chiudersi in un impenetrabile silenzio. Un silenzio che la rende diversa certamente, ma anche unica: la sensibilità umana e la profonda capacità meditativa che le appartengono non sono altro che una diretta conseguenza del suo mutismo. Mentre terribili segreti di un passato rimosso in tutti i modi verranno a poco a poco a galla.



giovedì 14 luglio 2016

A 100 anni dalla nascita di Natalia Ginzburg




Il 14 luglio 1916 nasceva a Palermo Natalia Ginzburg.
Oggi, dunque, avrebbe compiuto cento anni. Un anniversario non da poco, se pensiamo all'importanza che la Ginzburg ha rivestito nel panorama culturale italiano del secondo Novecento. Premio Strega nel 1963 con Lessico famigliare, autrice di numerosi romanzi e racconti acclamati da pubblico e critica, attivamente impegnata nel mondo giornalistico e politico, membro essenziale della squadra di Giulio Einaudi nei suoi più fulgidi albori, intellettuale, donna, madre, combattente contro ogni ideologia fascista. Eppure ho l'impressione che, a parte qualche evento (soprattutto nella Torino che la ospitò per tanti anni), questo anniversario stia passando piuttosto inosservato, soprattutto nel mercato editoriale. Poteva essere un'ottima occasione per promuovere studi critici, biografie, o addirittura scritti inediti di questa straordinaria scrittrice, no? Invece quasi tutto tace.


La mia copia di Lessico famigliare,
quinta ristampa del 1963.
Se la colpa di ciò sia riservata, come spesso capita, al suo essere donna in un mondo, come quello letterario e critico italiano, dominato da uomini, non lo saprei dire con certezza. Ma tant'è.
In ogni caso, io il mio piccolo omaggio voglio riservarglielo, e lo farò soprattutto attraverso le parole di uno tra i suoi romanzi certamente più riuscito e sentito: Lessico famigliare, una biografia, se vogliamo, della famiglia di Natalia e di una precisa epoca, quella a cavallo tra gli anni '20 e l'immediato secondo dopo guerra, grazie anche allo strumento più vivo degli esseri umani, il linguaggio, il lessico che ci caratterizza e le memorie che esso si porta dietro.
Dicevamo che Natalia Ginzburg nacque a Palermo nel 1916. Il padre era Giuseppe Levi, uno scienziato e intellettuale ebreo-triestino, la madre Lidia Tanzi lombarda e cattolica. Due personalità tanto singolari, quanto per certi versi opposte e complementari l'un l'altra:
Le cose che mio padre apprezzava e stimava erano: il socialismo; l'Inghilterra; i romanzi di Zola; la fondazione Rockefeller; la montagna e le guide della Val D'Aosta. Le cose che mia madre amava erano: il socialismo; le poesie di Paul Verlaine; la musica e, in particolare, il Lohengrin, che usava cantare per noi la sera dopo cena.  [pp.21-22]
La vocazione antifascista è molto forte in casa, tra tutti i membri della famiglia, forse tanto quanto la vocazione ad una pacifica litigiosità e alla dialettica:
Quanto alla politica, si facevano in casa nostra discussioni feroci, che finivano con sfuriate, tovaglioli buttati all'aria e porte sbattute con tanta violenza da far rintronare la casa. Erano i primi anni del fascismo. Perché discutessero con tanta ferocia, mio padre e i miei fratelli, non so spiegarmelo, dato che, come io penso, eran tutti contro il fascismo; l'ho chiesto ai miei fratelli in tempi recenti, ma nessuno me l'ha saputo chiarire. [p.35]

giovedì 16 giugno 2016

Independent Corner #16 Le cose che restano - Jenny Offill

«Una volta» disse mia madre «non esisteva il buio totale. Persino di notte, la luna era luminosa quanto il sole. L'unica differenza stava nella luce, che era blu. Vedevi tutto per chilometri e chilometri e non faceva mai freddo. Si chiamava crepuscolo».
«Perché crepuscolo?» 
«Perché è una parola in codice per cielo blu».

Avere otto anni e provare una fiducia incondizionata nei confronti del mondo, soprattutto nei confronti di chi ci ha messo al mondo.
Avere otto anni e stupirsi di ogni nuova cosa che ci sfiora, ci passa accanto, leggera come una lieve brezza o forte come un tornado.
Avere otto anni e avere voglia di scoprire tutto, di capire l'essenza così apparentemente segreta delle cose.

È una continua altalena l'infanzia, capace di oscillare tra la gioia di una meraviglia tanto assoluta quanto semplice, e la nera disperazione dovuta all'infrangimento di quella purezza primigenia che ci portiamo dentro. 
Ed è proprio questa l'essenza del libro di Jenny Offill, Le cose che restano. L'altalena della vita, della lettura, dell'infanzia, della follia, con i suoi alti, tremendamente alti, e i suoi bassi, inconcepibili bassiSeesaw la definisce, nella bella nota conclusiva, la traduttrice Gioia Guerzoni.


Le cose che restano

di Jenny Offill

NN Editore

Collana: Le strade.
Traduzione: Gioia Guerzoni.
Pagine: 235
Prezzo: 17€
Data di pubblicazione: 12 maggio 2016.









Ogni cosa all'interno di questo romanzo oscilla tra due estremi.

martedì 14 giugno 2016

(Previsioni) Di un'estate di letture.

Ammetto di averne fin troppo abbondantemente parlato, ma giuro che dopo questo post si cambia argomento. 
Insomma, Una Marina di Libri è finito. Sono stati quattro giorni vorticosi, affollati, faticati, in cui ho ritrovato tante persone care: amici diventati editori, editori diventati amici, librai fidati, insegnanti che sono sempre stati dei mentori. E in più ho conosciuto tante di quelle storie altrimenti nascoste, tanti di quei libri altrimenti sommersi dal nostro mercato editoriale, tante di quelle persone le cui parole altrimenti con difficoltà avrei potuto ascoltare. 
Ho davvero amato il rapporto face to face che è stato possibile instaurare con gli editori e i loro collaboratori, semplicemente affacciandosi nel loro spazio: ho trovato geniale il fatto che tutti, indipendentemente dall'ampiezza del proprio catalogo o dal "peso" sul mercato editoriale, possedessero uno stesso identico spazio rappresentato da piccole capannelle di legno e tela che si armonizzavano pienamente nella meravigliosa cornice naturalistica dell'Orto Botanico. Niente mostri di chilometri e chilometri contro piccoli spazietti ricavati in una nicchia: alla Marina di Libri la Sellerio ha lo stesso spazio della Zap edizioni.
La geografia degli spazi è stata inoltre altrettanto intelligentemente studiata anche per ciò che riguardava i percorsi da seguire e i luoghi in cui ascoltare: un viale principale costellato di editori culminante nella bellissima vasca delle ninfee, e poi ancora oltre spazi in cui sdraiarsi all'ombra di un canneto, appoggiarsi alle mastodontiche radici di un ficus bicentenario, ammirare una serra illuminata nella notte. 

Foto di Azzurra De Luca, fotografa ufficiale di questa
edizione di Una Marina di Libri.

Con il rischio di apparire retorica sappiate che ho provato una totale sensazione di piena armonia e amore, soprattutto in due momenti: ascoltando Anna Nadotti parlare dei colori e dell'aria di Mrs Dalloway mentre il sole tramontava davanti a noi, e ascoltando Rita Borsellino (sorella di Paolo) parlare di come la vita muti e ci spinga sempre a seguirla, senza remore, mentre un vento di scirocco faceva dondolare le foglie del Ficus sopra di noi.
Ma degli eventi a cui ho assistito magari parleremo meglio in un secondo momento. Intanto sappiate che il Festival ha avuto un successo mai visto, soprattutto per una città come Palermo. E che lascerà il suo segno permanente anche grazie alla creazione di una biblioteca nata per mezzo delle donazioni fatte dagli editori presenti.

E veniamo adesso al motivo principale del mio post: mostrarvi il mio bottino.

mercoledì 8 giugno 2016

Una marina di libri, 9-12 giugno Orto Botanico di Palermo: la città cammina e noi con lei.



Lettori a rapporto!
Sapete bene che tra la primavera e l'estate l'intera penisola si colora di festival, fiere ed iniziative editoriali che accendono il nostro entusiasmo e svuotano, con grande goduria, il nostro portafogli.
Da sei anni a questa parte anche la città di Palermo non è da meno, grazie ad un festival che ha saputo nel corso del tempo crescere e coinvolgere fette sempre più grandi di cittadini: sto parlando proprio di Una marina di libri, nata nel 2011 per iniziativa della casa editrice indipendente palermitana Navarra editore e del Consorzio Centro Commerciale Naturale Piazza Marina & Dintorni. 

Tra cambi di location sempre più suggestive (appunto Piazza Marina, L'Istituto di Storia Patria, la Galleria d'Arte Moderna e adesso il meraviglioso Orto Botanico di Palermo), il coinvolgimento in qualità di organizzatrice della casa editrice Sellerio, partnership sempre più estese, in pochissimo tempo Una marina di libri si è trasformata in uno dei festival più importanti dell'intero Sud Italia, gettando i presupposti per l'esponenziale crescita culturale di una città che negli ultimi dieci anni sta visibilmente cambiando il suo volto, grazie soprattutto al lavoro dal basso che l'intera cittadinanza porta avanti con costanza e voglia di fare. 
Non voglio essere campanilista o apologetica, e riconosco pienamente le mancanze, soprattutto in una direzione europea, che affliggono ancora Palermo. Ma, se penso al deserto di iniziative e cambiamenti che fino a dieci, quindici anni fa, caratterizzavano il capoluogo siciliano, ho l'impressione di trovarmi davanti ad una sorta di  piccolo Rinascimento: le zone pedonali del centro storico, l'inserimento all'interno del patrimonio dell'Unesco del percorso (unico al mondo) arabo normanno, Le vie dei Tesori, La settimana delle culture, Il Festival delle letterature migranti, la prospettiva sempre più internazionale che ha assunto una libreria indipendente come la Modus Vivendi che da 18 anni opera sul territorio, il Gay Pride Nazionale del 2013, l'importantissima  Scuola di lingua italiana per stranieri dell'Università di Palermo, le decine  e decine di consorzi, collettivi e associazioni per il rilancio del territorio, e chi più ne ha più ne metta.

Alcuni degli stand che ospiteranno gli editori presso L'Orto
Botanico di Palermo.














Ma per tornare a Una marina di libri, diamo subito qualche coordinata essenziale: la cornice che ospiterà il Festival, come ho detto, sarà quella dell'Orto Botanico di Palermo, uno dei più grandi e antichi d'Europa (proprio quest'anno spegne 210 candeline!); i giorni saranno quattro anziché i consueti tre, dal 9 al 12 giugno; 80 gli editori presenti tra cui alcune notevoli novità come Fazi Editore, NN Editore, Laterza e Edizioni Sur; due mostre allestite e ispirate all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e all'Utopia di Thomas Moore, di cui sono passati 500 anni dalla pubblicazione; e last but not least un programma davvero, davvero ricchissimo (da nativa non-digitale quale sono ho tentato di stamparlo, ma ho gettato la spugna vedendo che si trattava di ben 43 pagine! Aspetterò la brochure).

Fermo restando che potete consultare interamente il programma grazie al link che vi ho evidenziato sopra in rosso, vi lascio qui qualche piccola segnalazione, tra eventi da non perdere e piccoli gioielli delle numerose case editrici indipendenti da scoprire:

martedì 24 maggio 2016

Indipendent Corner #15 Il tempo dell'attesa - Elizabeth Jane Howard

Ho sempre nutrito una fortissima passione nei confronti delle saghe familiari. Ricordo che la scintilla scoccò dopo la lettura di due capisaldi della letteratura contemporanea: Cent'anni di solitudine di Marquez e La casa degli spiriti di Isabelle Allende. Certo, queste sono due saghe familiari un po' sui generis, inquadrate come sono in un altro filone letterario, quello del realismo magico. Ma le atmosfere di familiarità (perdonate l'ovvietà della parola, ma nessun'altra sarebbe stata altrettanto calzante) che quel tipo di narrativa permette di costruire per centinaia di pagine nei confronti di schiere di personaggi, mi ha colpito dritto al cuore e segnato profondamente.
Per altro, un'altra cosa che mi affascina profondamente in narrazioni così fitte e maestose, è la capacità dell'autore di star dietro ad ogni singolo personaggio, avendo la maestria di metterlo al centro o in ombra,  di approfondirne le ragioni o di abbandonarlo ad una superficialità curata. Ci vuole rigore e sensibilità al tempo stesso. Qualità di certo non da tutti.

In Elizabeth Jane Howard ho trovato tutto questo. E alla fine della lettura di questo secondo volume de La saga dei Cazalet (il primo, Gli anni della leggerezza è uscito in autunno sempre per la Fazi Editore) un senso di amaro stupore mi è rimasto in bocca. «Come è possibile che fin ora nessun editore italiano avesse preso in considerazione l'idea di pubblicare un'autrice tanto brava?», mi sono chiesta. Per fortuna esiste l'editoria indipendente in grado di fiutare queste piccole magie letterarie.


Il tempo dell'attesa 
di Elizabeth Jane Howard

Fazi Editore


Traduzione: Manuela Francescon
Collana: Le strade
Pagine: 640
Prezzo: 18,50€
Data di pubblicazione: 14 aprile 2016









Non starò qui a sviscerare nei dettagli la trama e i personaggi de Il tempo dell'attesa, ma, per chi ancora non conoscesse la Howard e il suo lavoro, fornirò un paio di coordinate. 

giovedì 19 maggio 2016

I ragazzi e la lettura

Non ricordo esattamente quando ho imparato il significato di certe parole.
A volte mi sembra siano passate delle intere ere geologiche rispetto alla mia primissima adolescenza. A volte mi sembra di dare per scontato il fatto che le ragazze a cui impartisco ripetizioni di latino (tutte tra il 14 e i 15 anni) afferrino sempre il senso delle parole che mi sforzo di pronunciare a fiumi per loro. E difatti capita spesso di incontrare un gap, un cortocircuito comunicativo, tra me e loro. 

Capita ad esempio quando, traducendo, mi chiedono cosa significano parole come «ingiuria», «discredito», «ghermire». E io lì per lì mi stupisco, e mi chiedo come possano non conoscere il significato di parole che, magari non utilizziamo tutti i giorni, ma certamente sono abbastanza comuni. Poi mi dico «Ma magari anche io alla loro età non ne conoscevo i significati e li ho imparati a poco a poco, chissà». Per cui semplicemente spiego e passo avanti.
Capitano però anche cose decisamente più gravi. Ad esempio che, sempre traducendo, siano bravissime a riconoscere un perfetto o un congiuntivo imperfetto latino, ma poi non ne sappiano rendere il corrispettivo italiano. Che si perdano davanti al passato remoto del verbo «dispiacere», al congiuntivo imperfetto del verbo «perdonare», adducendo come scusa il fatto che non si tratta di tempi verbali usati quotidianamente. 
A quel punto ecco che mi vengono i sudori freddi.

Credo sia necessaria una piccola premessa a questo punto. 
Le ragazze che seguo come dicevo sono tutte tra i 14 e i 15 anni. Fanno il liceo classico e il liceo scientifico. Vengono da famiglie dignitosamente benestanti. Abitano in bei quartieri, anche abbastanza signorili. E soprattutto, sono abbastanza intelligenti, e per nulla svogliate. Si impegnano davvero in quello che fanno, hanno il vivo desiderio di prendere bei voti e qualche soddisfazione scolastica. 
Eppure hanno problemi nell'esprimersi al di là del lessico e della morfologia di base della loro lingua, la lingua italiana. Hanno gravi problemi nello sviluppare un discorso logico (soprattutto scritto) che esuli per un attimo dalla linea standard di SVO (Soggetto - Verbo - Oggetto). Spesso non sanno dove collocare gli avverbi, o gli altri complementi, e in che modo organizzare le frasi complesse che contengono subordinate, in modo che siano lineari. A volte, e mi piange il cuore a dirlo, viste tutte le dovute premesse che vi ho fornito, hanno persino difficoltà a leggere frasi che non si limitino a due righe.

Insomma, qual è il problema di queste ragazze? Uno, ed uno soltanto. E non ci vuole un genio per capirlo. Loro non leggono. Probabilmente non leggono un libro per intero dai tempi delle fiabe della buona notte. Certamente non leggono gli Italo Calvino o gli Herman Hesse che gli insegnanti assegnano loro per le vacanze estive. Men che meno leggono i riassunti presenti sul web, perché li chiedono a me i riassunti (immaginate un po' la mia reazione). Nelle loro case, nelle loro camerette o saloni non campeggia nemmeno un enciclopedia del '15/'18 lascito della nonna, che più o meno tutti abbiamo. E quindi, conseguentemente, credetemi che